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Il tempio di Antas di Fluminimaggiore

Il tempio di Antas di Fluminimaggiore

 Video panoramico della ricostruzione 3D ottenuta lavorando sull’engine Unity.L’intera scena è fruibile con visori per la realtà virtuale di fascia alta per desktop come ad esempio Oculus Rift o HTC Vive.

PERCORSO NATURALISTICO
SITO ARCHEOLOGICO

SIMULAZIONE VR

Qualche nota sulla realizzazione: Il tempio di Antas è un tempio punicoromano dedicato all’adorazione del dio eponimo dei sardi Sardus Pater Babai (Sid Addir per i cartaginesi). È situato ad una decina di chilometri circa a sud del paese di Fluminimaggiore, in una zona in cui stanziarono cartaginesi e romani, attirati dagli abbondanti giacimenti di piombo e ferro presenti nel territorio. L’esperienza interattiva esplorabile tramite realtà virtuale trasporterà il visitatore nell’area del tempio dando la possibilità di ammirare l’ambiente circostante e ammirare questa magnifica costruzione unica nel suo genere.

La procedura di ricostruzione del modello del tempio è avvenuta tramite una tecnica chiamata “fotogrammetria” che consiste nello scattare diverse centinaia di foto alla struttura e poterne così ricavare un modello 3d grezzo che conserva perfettamente in tutti i dettagli la struttura, il colore e ogni dettaglio presente.

La scena è arricchita di dettagli e di interazione che il visitatore potrà trovare sparsi in
tutta la scena ricostruita compresi alcuni personaggi con chi si potrà interagire.

Lo scenario circostante alla struttura è stato ricostruito con fedeltà in modo da poter dare una rappresentazione reale di quel paesaggio un eventuale turista o visitatore del sito si troverebbe davanti nel caso fosse realmente in visita; questo è stato possibile creando vegetazione, fauna e strutture simili a quelle presenti.

Il progetto Sarim (Sardegna Immersiva) cerca attraverso queste scene di poter catturare
l’attenzione di un visitatore prima attraverso la scena virtuale così favorendo la promozione e la attenzione che meritano questi siti.

 

Posizione:

Da Sardegna Turismo:

Nella quiete, lontano da centri abitati, è incastonato tra i rilievi dell’Iglesiente, in mezzo a una valle dominata dal monte Conca s’Omu, che in primavera assume l’aspetto di una silenziosa Avalon, ammantata da un prato di margherite bianche e profumata dal rosmarino. Scorgerai il suggestivo tempio di Antas dai tornanti della statale che collega Iglesias a Fluminimaggiore, sul cui territorio ricade e da cui dista circa dieci chilometri. Il monumento attuale è quello romano, scoperto dal generale La Marmora nel 1836 e restaurato nel 1967. Costruito in varie fasi con pietra calcarea locale, restano in piedi una gradinata d’accesso e un podio ornato da eleganti colonne perfettamente allineate. Nell’Antichità era già famoso, citato dal geografo egiziano Tolomeo (II secolo d.C.).

Nel sito, sacro già in età nuragica (IX secolo a.C.), alla fine dell’età del Ferro si stanziarono i cartaginesi, poi (a metà III a.C.) giunsero i romani. La zona era una grande attrazione per gli abbondanti giacimenti di piombo e ferro, tanto che la valle di Antas è stata individuata come possibile sede di Metalla, città mineraria romana, mai rintracciata e divenuta ‘mito’. L’area archeologica è la sovrapposizione di insediamento nuragico e due santuari, dedicati prima al dio punico, guerriero e cacciatore, Sid Addir e successivamente al corrispettivo sardo Sardus Pater Babai. Antistanti le gradinate del tempio romano, vedrai i resti di quello punico. Il primo sacello fu su un affioramento di roccia calcarea ritenuta sacra: le tracce di bruciato documentano i sacrifici alla divinità. Il santuario fu completato nel V secolo a.C.. e ristrutturato a fine IV a.C. Intorno all’altare sono stati ritrovati numerosi ex voto. Dopo aver vissuto le fasi cartaginese e punico-ellenistica, in epoca romana il tempio conobbe il massimo splendore, costruito per volere di Augusto e restaurato durante l’impero di Caracalla (213-17 d.C.), al quale si riferisce l’epigrafe sul frontone: “Imperatori Caesari M. Aurelio Antonino. Augusto Pio Felici templum dei Sardi Patris Babi vetustate conlapsum (…)”. Il pronao presenta quattro colonne frontalmente e due sui lati: sono alte circa otto metri, dal fusto liscio, con basi attiche e capitelli ionici. La cella, accessibile dai lati, è profonda undici metri. Il pavimento era rivestito di un mosaico bianco, in parte ancora ammirabile. L’adyton (area cultuale) ha due vani dotati di cisterne quadrate, profonde un metro, che contenevano l’acqua per i riti di purificazione. Il prospetto, in origine, era coronato da un frontone triangolare. Della gradinata restano tre ripiani – in parte ricostruiti – ma un tempo si componeva di numerosi altri; sul quarto si elevava l’ara sacrificale, come da canoni romani. Forse era presente una statua del dio dei sardi.

 

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